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Pipien

Impala 35
CARATTERISTICHE PRINCIPALI
Cantiere: Castiglione
Costruzione: 1974
Matriale: VTR
Disegno S&S: 2008.C1
Lunghezza f.t.:
10.52 m
Lunghezza al gall.:
7.80 m
Larghezza:
3.05 m
Immersione:
1.84 m
Dislocamento:
4950 kg
Zavorra:
Superficie Velica: 50.00 mq
Randa: 24,9 mq
Genoa (150%): 26 mq
Spinnaker:  
Motore: Beta 35 HP
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34' o 35' purché S&S di Alessio Chiaramonti (Impala 35 STREGA)

Il bell'articolo sull'annuario "Autumn 2003/2004" dell'Associazione Sparkman&Stephens a proposito del 'S&S 34', barca di eccezionale valore e successo per le sue vittorie, la bellezza delle linee, l'aspetto classico ed elegante, la eccellente qualità della costruzione e delle finiture, almeno nella versione inglese, (il Morning Glory che ho avuto l'occasione di visitare alcuni anni fa a Capraia) e definita da E.Heath la "Rolls delle barche", sento il bisogno di parlare di una barca (ammetto, ...la mia barca) meno blasonata la cui diffusione molto più limitata è forse dovuta anche alla irripetibilità dell'insieme di qualità e condizioni che hanno fatto la fortuna dell'S&S 34'. Parlo del progetto N° 2008 Impala/Sagitta 35'.

Il progetto è un doppio progetto perché era destinato ad essere costruito in collaborazione da due cantieri: l'italiano CN'71 di Niccolò Puccinelli era incaricato di realizzare solo la coperta e le relative controstampate, mentre un cantiere olandese (di cui non ricordo il nome) avrebbe dovuto realizzare solo lo scafo, e tutto ciò allo scopo di economizzare sulla costruzione dei costosi stampi; in effetti poi la collaborazione non decollò ed ognuno dei due cantieri realizzò la propria barca autonomamente.

Come ho prima accennato la produzione, per lo meno dell'Impala 35' fu limitata a poche decine di esemplari; forse quello fu un momento di cambiamenti troppo rapidi nello IOR, nel '73 Doug Peterson fece furore col suo Ganbare e lo stesso CN'71 iniziò la costruzione dell'Impala 36' derivato proprio dal Gambare. Mentre non ho notizie sufficienti sulla diffusione della Sagitta. Comunque le ottime qualità dell'Impala 35' erano sicuramente riconosciute dallo stesso Olin S. se alla richiesta di Puccinelli, alcuni anni dopo, di progettargli un nuovo "35'" più moderno rispose con una espressione tranchant: "....... don't kick an Angel ! ".

Per parlare del progetto, del quale non ho purtroppo visto il disegno delle linee d'acqua, è comunque obbligo partire dal S&S 34', tappa di quella evoluzione che si studia girando per qualche cantiere livornese o viareggino dove si incontrano fianco a fianco le barche del cantiere Benello, il Gaia ed il Freja, che viste insieme all'Impala evidenziano l'evoluzione degli ultimi anni '60 con il progressivo alleggerimento del dislocamento, l'allungamento delle linee d'acqua ed il percorso verso la pinna in ghisa di forma trapezoidale con il massimo spessore che si sposta verso il basso; in queste piccole "Galapagos" delle carene si può immaginare anche il raro S&S 34', tra Freja ed Impala.

Quello che in comune si osserva è la distribuzione dei volumi fra la metà prodiera e quella poppiera con volumi più generosi verso prua e maggiore stellatura fra pinna e timone e questa è una caratteristica che credo fondamentale per la stabilità di rotta e la impossibilità a straorzare di queste barche, perché queste sono le forme degli antichi velieri lasciando le quali, oggi, si costruiscono barche che per quanto si faccia, sono sempre molto meno capaci di "stare in mare" .

Le differenze: a)- Impala e S&S 34' sono barche concettualmente diverse riguardo alla prismaticità dello scafo con coefficiente maggiore per l'Impala che, in teoria, risulterà meno veloce con le brezze ed un poco più veloce nelle velocità elevate specie alle andature portanti, il maggiore coeff. prismatico però consentirà all'Impala una minore propensione a beccheggiare ed una minore sensibilità ai pesi posti alle estremità (infatti all'S&S 34' è stato disposto il motore praticamente a piè d'albero); in effetti l'Impala passa sulle onde in maniera mirabile, quasi senza accorgersene e senza la minima tendenza all'ingavonamento; b)- l'Impala ha la poppa più larga con superfici abbastanza piatte dal timone in poi, ottenuta in perfetto bilanciamento con le sue linee; dopo tutta una storia di poppe piccole e volumi sfuggenti forse dovuti al sistema di stazza, forse alla volontà di trovare un perfetto bilanciamento con prue molto affilate, si disegna qualcosa che non può non ricordare la classica tradizione americana; ed è una mia chiara sensazione che nelle andature portanti la barca trovi su queste superfici di poppa quel giusto appoggio che contrasta l'innesco del rollio; c) l'Impala inoltre ha già la forma della pinna come modificata nel S&S 34' MK2, mentre il timone è sempre quello del MK1, e io non lo cambierei assolutamente sebbene abbastanza faticoso con spy oltre i 15 nodi.

Il risultato é che quando la barca corre al giardinetto con un'onda moderata, che sollevandosi a poppa non riesce ancora ad inclinare sensibilmente lo scafo verso prua, a volte penso che il mare è profondo in realtà solo alcune decine di centimetri e noi stiamo correndo in un "fossato" che non consente alla barca di muoversi in nessun modo; quando l'onda è maggiore e solleva la poppa, in un primo momento questa sembra ruotare e scivolare verso il cavo, ma è l'impressione di un attimo, poi la barca scodinzola e si riprende, diritta in rotta; un amico, che naviga spesso con noi, mi dice sottovoce; " ...... fa come un gatto sul tappeto"; ed è soprattutto per questo che non mi meravigliano le parole di Olin Stephens: ".......... don't kick an Angel ! " .

Per quanto riguarda la capacità di risalire il vento non ho mai avuto occasione di confrontarla con l'S&S 34' ma il progetto non mostra sostanziali differenze, se non la diversa prismaticità, e, nella pratica, abbiamo avuto molte soddisfazioni lasciando di stucco barche modernissime; in più ho avuto la soddisfazione di lasciare il timone correndo a 8 nodi di bolina larga (effetto "fossato" o effetto "pubblicità Q8") mentre vedevo diverse barche straorzare violentemente; con venti inferiori si può lasciare il timone per diversi minuti senza necessità di correggere, a volte, e con mio disappunto, con vento sui 6-8 nodi, lasciando il timone ho guadagnato anche mezzo nodo di velocità; è una barca che insegna sempre qualcosa.

Per non dire del comfort dovuto alla dolcezza del movimento durante la bolina che ti fa arrivare a destinazione molto più riposato degli altri. L'onda di prua non arriva mai oltre l'albero (almeno finché gli spruzzi non cominciano a "volare". La costruzione è di ottima qualità, la pinna è appesa con bulloni esterni, il pozzetto è grandissimo, estremamente comodo e molto protetto, tre sentine separate (motore, bagno e centro) l'interno dello scafo è rivestito in doghe di legno, ma sono assenti finiture non necessarie; la semplicità spartana, ma a volte geniale, della disposizione e dei particolari la si apprezza maggiormente dopo aver navigato su barche più moderne, allora si capisce meglio come ogni particolare sull'Impala derivi da una lunga esperienza, quella dello studio S&S.

 
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