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  CAPRICCIO e' in vendita
per maggiori informazioni contattare l'armatore: Claudio Nordio
tel 347 9564839
c.nordio@gmail.com
   
   
   
   
   
   
 

Capriccio

One Off
CARATTERISTICHE PRINCIPALI
Cantiere: Carlini
Costruzione: 1970
Matriale: Legno
Disegno S&S: 2035.C1
Lunghezza f.t.:
11.11 m
Lunghezza al gall.:
8.33 m
Larghezza:
3.30 m
Immersione:
1.87 m
Dislocamento:
4950 kg
Zavorra:
Superficie Velica: 72.80 mq
Randa:  
Genoa:  
Spinnaker:  
Motore: Lombardini, 40 hp, 1994
Capriccio
 
Capriccio   Capriccio   Capriccio   Capriccio   Capriccio
                 
Capriccio   Capriccio   Capriccio   Capriccio    
                 

Capriccio è il disegno n.2035-C1 dello studio S&S: si tratta di una versione in legno, leggermente modificata, dello Swan 37. Viene progettata nell’inverno del 1969-70, stagione che segna il passaggio dal regolamento di regata RORC al nuovo IOR in tutti i principali campi di regata. Perciò somiglia alle barche che Stephens disegnava fino all’anno precedente per il regolamento RORC, ma al tempo stesso se ne distingue, essendo più leggera, larga, e invelata.

Non è una barca dalle misure esasperate, come lo saranno alcuni one tonner successivi (Kerkyra IV e Paxos ad esempio), molto più larghi e potenti. Il committente è il notaio Poeti di Senigallia, personaggio di rilievo per lo yachting locale. La costruzione è affidata al Cantiere Carlini di Rimini, sotto la diretta supervisione di Rod Stephens, che ne segue la realizzazione ed esce in mare per le prime prove. Il fasciame, la chiglia e gli interni sono in mogano, le ordinate in acacia, i bagli laminati in spruce, per risparmiare peso in alto. La coperta è di compensato con rivestimento in teak.

Il piano degli interni prevede cucina e carteggio ai lati dell’entrata, a poppa due cuccette sotto le sedute del pozzetto, verso prora la dinette con 4 cuccette, poi il bagno, armadi, e infine due brandine in tubo e tela nella cala vele. Non era stato previsto un gavone per l’ancora a prora, per non appesantire le estremità e penalizzare così il beccheggio. Il piano velico è caratterizzato da un albero in legno posto quasi a centro barca, il che determina un triangolo di prua molto importante e una randa di dimensioni molto ridotte.

La coperta risulta molto ricca di ogni attrezzatura che possa rendere più efficiente la manovra e migliorare la resa delle vele: winches numerosi (9!) e grandi, scotte genoa rinviate sopravento, rotaie dei fiocchi con i numeri stampigliati per la regolazione. In aggiunta alle rotaie del genoa, troviamo a poppavia un’altra rotaia per il floater, e verso prora ben 5 rotaie per vari tipi di vela di straglio, da portare sotto lo spinnaker.

Concessione all’indole crocieristica, una manica a vento ‘dorade’, non prevista all’inizio ma aggiunta in corso d’opera. Le linee mostrano una carena molto pizzicata, con meno slanci rispetto ai one tonner precedenti, e sezioni in cui è scomparso il raccordo tra scafo e pinna, la tanto celebrata sezione a calice. La pinna è dotata di trim-tab, il secondo timone posto all’estremità poppiera della deriva, che era stato sperimentato con successo sul 12 metri Stazza Internazionale Intrepid, dimostratosi imbattibile nelle regate di Coppa America. Cadrà poi in disuso negli anni successivi perché troppo penalizzato dalla stazza.

Alla prova dei fatti il progetto non deluse le aspettative: Stormy Petrel, uno Swan 37 modificato, di un armatore australiano, vinse nel febbraio del ’71 la One Ton Cup svoltasi nel Golfo di Hauraki in Nuova Zelanda.

Capriccio invece, dopo il varo avvenuto nel luglio del ’70, ha vissuto la sua stagione agonistica piazzandosi spesso ai primi posti nelle classiche regate del bacino adriatico, la Transadriatica (Trieste-Tremiti-Spalato), la 500x2, e varie edizioni della Pesaro-Ancona; in tutte queste regate è sempre stata condotta da un equipaggio di appassionati velisti di Senigallia.

Tra le crociere invece, da ricordare quella dell’estate del ’76, effettuata dal secondo armatore, l’avvocato Giombetti, che aveva comprato la barca nel ’72, e ha portato Capriccio sino alle coste della Turchia, per poi fare ritorno a Senigallia, sempre navigando con soddisfazione e senza rotture. Nel 1984 ancora un passaggio di mano, poi nell’autunno del 2002 viene acquistata dagli attuali armatori, che la trovano in discrete condizioni, bisognosa più che altro di un sostanzioso lavoro di ripristino delle vernici e di sostituzione delle manovre fisse; la struttura si rivela molto solida e in buonissimo stato.

Dopo averci navigato svariate centinaia di miglia, le sensazioni sono quelle che Capriccio comunica al primo sguardo: è molto marina, veloce anche con poco vento, molto sensibile alla distribuzione dei pesi. Capace di ottime velocità medie, dà la sensazione, tipica dei dislocamenti pesanti, di non poter in nessun modo oltrepassare il limite di velocità imposto dalla lunghezza, circa sette nodi e mezzo.

L’andatura preferita è la bolina con vento duro, che procura grande soddisfazione, anche se il timone richiede un certo sforzo, in quanto la barca mostra in queste condizioni una accentuata tendenza orziera.

 
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